TECNICA DI NUOTO e TRASPORTO DELLO ZAINO

E’ fondamentale che la tecnica di pinneggiata sia corretta, ovvero si dovrebbe pinneggiare a) senza fare uscire mai la pinna dall’acqua, b) con le gambe tese piegando al minimo i ginocchi, c) con la spinta che comincia dall’anca sostenendo il grosso dello sforzo con le cosce, d) con il busto inarcato ed inclinato leggermente rispetto alla superficie, e) con i piedi distesi (cfr. la figura sottostante).

(Tarantino 2006)

1- Traino: quando lo zaino galleggiante viene trainato con la sagola si può avanzare sostanzialmente in 3 modi:

  • stile libero: è il metodo che permette la progressione più veloce ed è il più efficiente in quanto si utilizzano tutti e quattro gli arti, ovviamente la testa non deve essere ruotata in modo così accentuato come quando si pratica lo stile libero vero e proprio in quanto si respira con il boccaglio; per quanto riguarda lo sfregamento sotto le ascelle un buon sistema consiste applicarvi della vasellia bianca o in alternativa utilizzare una muta senza braccia come quelle prodotte da Cressi Sub su idea di Francesco Cavaliere (link). Lo svantaggio nel utilizzare questo stile consiste nel fatto che si riesce a focalizzare meno lo sguardo e l’attenzione sui dettagli del fondale (es. l’individuazione di un polpo richiede una “analisi visiva” piuttosto attenta) a causa delle leggere oscillazioni a cui la testa è comunque sottoposta.
  • movimento a rana delle braccia: diventa un supporto alla spinta principale impressa della gamba; la frequenza delle bracciate non deve essere elevata; il vantaggio principale consiste nel fatto che si riesce ad osservare il fondo marino con elevata attenzione; lo svantaggio consiste nel fatto che si procederà più lentamente.
  • solo pinneggiata: i pescatori subacquei o chi fa snorkeling utilizzano questa tecnica perchè permette di focalizzare al massimo l’attenzione sull’ambiente circostante; lo svantaggio risiede ovviamenteche nel fatto che questa è il tipo di progressione più lenta; lo sfregamento delle ascelle è ovviamente inesistente con questa tecnica.

2- Spinta: quando lo zaino galleggiante viene sospinto davanti a se. E’ una tecnica molto efficiente dal punto di vista ergonomico in quanto permette una buona velocità nonostante si utilizzino solo le gambe (non vi è dispersione di energia lungo la sagola); permette un’ottima osservazione del fondale con l’unico svantaggio che la visuale in avanti è limitata dalla presenza dello zaino. E’ fondamentale che le braccia non siano troppo in alto rispetto all’asse longitudinale del corpo pena un eccessivo affaticamento delle braccia stesse e l’insorgenza di possibili dolori alle spalle (è quasi obbligatorio dotare lo zaino di una “barra di spinta”).

3- Appoggio: quando, stando semisdraiati sullo zaino, la testa, le braccia e la parte superiore del busto son fuori dall’acqua. Anche questa tecnica prevede il solo utilizzo delle gambe per progredire ed è ottima se si vuole osservare la linea di costa al di sopra del pelo dell’acqua. In caso di acqua torbida diventa quasi l’unico modo per godersi la passeggiata.

IMMERSIONE

dato che di solito si nuota senza pesi e la muta è estremamente galleggianate per immergersi è fondamentale eseguire una buona capovolta come illustrato nelle figura sottostante. Una volta immersi la pressione dell’acqua tenderà a schiacciare le celle di azoto contenute nel neoprene della muta diminuinedone la galleggiabilità per cui, già dopo 3-4 metri, sarà via via più facile scendere verso il fondo.

(Pellizzari – Tovaglieri 2006)

Si ricorda che quando ci si immerge bisogna compensare si la maschera che gli orecchi:

  • compensazione della maschera: si attua emettendo un po’ di aria dal naso per evitare l’effetto ventosa che tende a risucchiare i bulbi oculari e a rompere i capillari superficiali;
  • compensazione degli orecchi: si attua tappandosi il naso con due dita e soffiando nel naso (manovra di Valsalva) o premendo la lingua contro il palato molle (tipo una deglutizione “accentuata”, manovra di Marcante-Odaglia) e serve ad evitare che la pressione dell’acqua singendo sul timpano lo porti a lacerarsi.

CORRENTI, VENTO ED ONDE

Per quanto riguarda vento ed onde (e le conseguenti correnti superficiali) è bene osservarne la direzione (ed essere a conoscenza, possibilmente, delle previsioni meteo-marine) per decidere quale sarà il verso di progressione dell’uscita . Per i sentieri blu lungo le coste continentali la scelta si riduce solitamente ad optare per il verso di percorrenza con venti ed onde (dal mare) a favore; sulle isole e sui promontori di una certa importanza è possibile anche scegliere il lato sottovento (vento da terra).

Le correnti queste possono essere sia superficiali con la stessa direzione di quella del vento sia dovute alla circolazione termoalina. Di qualsiasi origine siano va ricordato che queste possono assumere particolare intensità nei capi esposti o nelle zone di strettoia (es. fra due isole vicine tra loro o tra grossi scogli e la costa).

Venti da terra destano poca preoccupazione in quanto l’acquatrekking si svolge strettamente sottocosta almeno che la costa non sia bassa e non offra alcuna protezione. Attenzione anche alle valli e vallette di torrenti e fossi che sbucano direttamente sul mare dove il vento si incanala aumentando la sua velocità.

Venti e correnti dal mare parallele o oblique alla costa vanno affrontate “a favore” (ma attenzione ai promontori e ai capi dove queste possono portare a largo).

Queste, oltre a provocare il rischio di essere sbattuti sugli scogli, provocano anche il fenomeno di “risucchio” (correnti di risucchio) che consiste in forti correnti di tipo localizzato che tornano indietro dopo avre toccato la linea costiera (in direzione perpendicolare).

La frangenza delle onde determina inoltre un trasporto continuo verso la costa che viene compensato da un flusso di ritorno che si localizza prevalentemente a mezz’acqua (tra la superficie e il fondo) all’esterno della linea dei frangenti. Questo tipo di flusso è generalizzato (non concentrato né localizzato in aree e fasce, come la maggior parte delle correnti costiere), e a bassa velocità (dell’ordine di pochi centimetri o decimetri al secondo ma che possono diventare impegnative per un nuotatore).

Nel caso che ci si trovasse a nuotare con corrente contraria avente una velocità superiore alle nostre capacaità di nuoto conviene assecondarla e nuotare perpendicolarmente ad essa per riguadagnare la spiaggia o allontanarsi da questa.

LA CATENA DELLA SICUREZZA

Alcuni consigli per la sicurezza: ovviamente dipende da voi la percezione del “livello di sicurezza”. Se non siete da soli e magari avete la responsabilità di un gruppo vi consiglio di adottare tutte le precauzioni possibili.