I passaggi per progettare un’itinerario sono quelli classici che si utilizzano anche per il trekking terrestre e si possono riassumere in:

1) Studio del percorso sulla mappa:

si traccia il percorso di massima sulla carta topografica e se ne calcola la lunghezza: se si dispone di un curvimetro basta impostare la scala della carta sullo strumento e seguire il nostro tracciato per ottenere infine la lunghezza del percorso. Se non si dispone di un curvimetro si puo creare una spezzata che ricalchi in linea di massima il profilo della costa, si sommano i vari segmenti e, sapendo la scala, possiamo risalire alla sua lunghezza reale: se la scala è 1:25.000 vuol dire che dobbiamo moltiplicare per 25.000 le lunghezze che si misurano sulla carta per avere le corrispondenti misure sul terreno. In pratica:

Trucchetto 1: per sapere a quanti metri sul terreno equivale 1 mm sulla carta basta coprire gli ultimi 3 zeri: 1mm su una carta con scala 1:25.000 equivale a 25 m sul terreno.

Trucchetto 2: per sapere a quanti metri sul terreno equivale 1 cm sulla carta basta coprire gli ultimi 2 zeri: 1cm su una carta con scala 1:25.000 equivale a 250 m sul terreno. Esempio.

Quali carte utilizzare? Fra le migliori carte possiamo citare:

a- carte dell’IGM (Istituto Geografico Militare) in scala 1:25.000 (Serie 25 DB). Qualche volta un po’ datate ma ottime;

b- CTR (Carta Tecnica Regionale) delle varie Regioni italiane in scala 1:10.000. La loro qualità (e la loro copertura) dipendono strettamente dai rispettivi uffici cartografici;

c- altre carte escursionistiche della zona prodotte ad esempio da KOMAPSS, MULTIGRAPHIC, TABACCO, ecc.

2) Calcolo dei tempi di percorrenza: è buona norma calcolare una velocità di 1 km/h anche se generalmente si riescono a tenere medie più alte. Si deve sempre calcolare che ci possono essere correnti o moto ondoso contrari. In estate, quindi, con muta indossata, si possono realsticamente preventivare 5-6 ore in mare, intervallate da qualche sosta (pranzo, ecc.)

3) Individuazione dei punti di sosta e delle vie di fuga: è importante individuare lungo il percorso i punti che potrebbero essere buoni per una sosta (riposo, pranzo, pernottamento). Generalmente è possibile individuare sulle carte le spiagge mentre altri sbarchi (ad esempio su roccia) vanno individuati, per forza di cose, direttamente in loco. In alcuni casi le spiagge sono più facilmente individuabili dalle fotografie aeree o satellitari come ad esempio quelle disponibili tramite Google Earth (previa il download del programma apposito) o Maps Live.

E’ bene inoltre prevedere (in caso di emergenza o semplicemente perchè si vuole accorciare il percorso) degli eventuali ‘punti di fuga’, cioè dei punti da dove sia facile, tramite sentieri od altro, il rientro e/o il recupero dell’automobile (o il raggiungimento della fermata dell’autobus, stazione ferroviaria, ecc.).

4) Consultazione delle previsioni meteo: per sapere leggere le previsioni meteomarine bisogna conoscere almeno la scala Beaufort, che esprime la forza del vento e la scala Douglas che esprime lo stato del mare. Fondamentale è la consultazione delle previsioni meteo per i seguenti motivi:

a) mare e vento forti previsti per il giorno/i dell’escursione: in questo caso bisogna decidere se rinunciare o meno;

b) mare, vento e pioggia nei 2/3 gg. precedenti l’uscita: questi tre fattori influenzano in modo preponderante la limpidità dell’acqua. Anche in questo caso bisogna decidere se fare l’escursione o meno;

c) direzione del vento: per cercare di fare il nostro percorso con il vento a favore. In linea di massima (ma non sempre, ovviamente) si può dire infatti che il vento è il fattore che influisce maggiormente sulla direzione delle correnti superficiali e delle onde, che sono poi quelle che più interassano la nostra navigazione. Attenzione che vento ed onde possono prendere direzioni inaspettate in conseguenza dell’orografia della linea costiera e del suo immediato entroterra .

In linea di massima si può dire che non si dovrebbero superare le condizioni di mare MOSSO (scala Douglas) e/o vento FORZA 3 (scala Beaufort). In questi casi è meglio non partire o non riprendere il mare, pena, se non il pericolo immediato, fatica e poco divertimento.

5) Utilizzo delle mappe in viaggio: generalmete per non sciupare le mappe originali conviene scannerizarle e quindi stamparle con la propria stampante (in b/n o a colori) o fotocopiarle (sempre in b/n o colori). Per poi portarle dietro ci sono tre sistemi principali:

a) farle plastificare (es. in cartoleria): la mappa sarà perfettamente stagna e potrà essere utilizzata più volte nel corso degli anni. L’inconveniente è che la mappa sarà molto rigida e quindi o verrà trasportato in un piccolo tubo (es. quelli per le tavole di disegno che utilizzano gli architetti, ma accorcciato ad hoc) o potranno essere fissate su un laminato plastico (es. plastica alveolare) con delle mollette. Il secondo metodo le rende più facilmente consultabili.

b) in una busta con chiusura stagna: sono studiate ad hoc per le mappe cartacee ma sono fatte per resistere piuttosto agli spruzzi che non alle immersioni (cosa che, nel nostro caso, può succedere facilmente).

c) in una busta di plastica da raccoglitore (quelle con la costola bianca ed i buchi su un lato) chiusa con lo scotch. Giovanni Possenti mi ha inoltre consigliato di ‘ungere’ la mappa con dell’olio applicato con un batufolo di ovatta: l’impermeabilità è assicurata!

6) Utilizzo del GPS: il GPS può essere utilizzato per trovare le spiagge individuate sulle mappe o sulle foto aeree, per trovare l’attacco del sentiero che ci riporterà indietro a piedi, per sapere al volo quale distanza separa due punti o semplicemente per avere a fine giornata i dati sulla lunghezza ed i tempi di percorrenza e la consegunte velocità media. Per chi volesse dilettarsi con questo strumento ecco alcune indicazioni:

a) anche se i costruttori dichiarano che gli strumenti sono stagni (es. 30 minuti ad 1 metro di profondità) mettete sempre il GPS in una busta stagna apposita (per intenderci di quelle in vendita anche per i cellulari);

b) impostate il GPS per lavorare con le coordinate proiettate (x e y espressi in metri, come ad esempio x = 1652326 e y = 4897751) del reticolo (es. UTM-WGS84, UTM-ED50, UTM-Gauss-Boaga) riportato sulle mappe. L’utilizzo di cordinate geografiche (es. Long. = 43°27’52” e Lat. = 11°22’34”) è più complicato e meno immediato quando ci ritroviamo in mare a determinare la posizione senza disporre di un tavolo da carteggio. Per istruzioni particolareggiate su come impostare un GPS cliccate su questo link;

c) leggete le coordinate dei vostri punti di interesse sulla mappa e riportatele come waypoints sul GPS: cliccate qui per sapere come leggere le coordinate su una mappa; rilevate dei waypoint di interesse mentre siete fuori e riportateli su una mappa quando siete tronati a casa.