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Autore: Alessandro Mulas

Altro materiale: La mappa ad alta risoluzione e la descrizione del percorso in PDF posso essere scaricati dall’area riservata, previa registrazione.

Descrizione percorso: Dall’altopiano del Golgo a Cala Mariolu, via mare a Cala Goloritzé, risalita al Golgo per il Bacu Goloritzé.

Difficoltà: EEAN  Qualche breve passaggio esposto superabile con l’aiuto di una corda.Durata dell’escursione (senza soste): 7 oreDislivello in salita: circa 700 m.Dislivello in discesa: circa 700 m.Tragitto a nuoto: circa 2 km.
Attrezzatura indispensabile: Acqua, due cime da 12 m di cui una con nodi, un imbrago, Gps cartografico o carta –bussola-altimetro, contenitore stagno, accendino, coltello, fazzoletti, cibo, telefonino, Kit soccorso.Per prudenza, in caso di malore nel tragitto a nuoto di uno dei partecipanti la traversata, ho portato con me un canottino gonfiabile a bocca (di quelli che si usano al mare per far giocare i bambini). Nota bene: La quantità di acqua varia a seconda del mese e della temperatura: anche se sei un Navajo e vivi nel deserto dell’Arizona non scendere mai sotto i due litri. Vestiario idoneo al periodo, comunque a “cipolla” (meglio due capi leggeri che uno solo pesante).
Percorso in autovettura: Percorrendo L’orientale sarda (SS 125) in direzione Nord, nell’abitato di Baunei una ripida salita a destra ci conduce in circa 9 km all’altopiano del Golgo dove troviamo la chiesetta campestre di San Pietro del Golgo. Si supera la chiesetta sulla destra e dopo 800 m circa possiamo piazzare il campo base nello spiazzo sottostante i resti del Nuraghe Orgoduri (350 m di quota). Una raccomandazione: siamo in territorio altrui, lo dico anche per i Sardi, quindi comportiamoci senza schiamazzi e diamo un caldo benvenuto offrendo un bicchiere di vino se “qualcuno” ci avvicina per sapere chi siamo e cosa abbiamo in mente di fare.

1° tratto a piedi , discesa a Cala Mariolu (tempo circa 3 ore 30 min.)

La rotabile principale bianca viene chiamata dai locali Bia Maore (via Maggiore) e conduce fin quasi a Cala Sisine. Rispetto al nostro campo base percorriamo ancora circa 500 m della Bia Maore e voltiamo a destra sulla carrareccia che porta a un ovile. Parcheggiamo le vetture in modo da non ostacolare altri passaggi di auto. Da qui inizia il percorso a piedi. Superato l’ovile si procede dapprima in direzione nord poi verso nord-est su ottimo sentiero. Quando si raggiunge il valico, trascurare alcuni sentieri che procedono ancora verso nord e piegare decisamente a est. Continuare fin quasi alla testata della valle. Continuando in questa direzione uno scosceso sentiero (EEA!) ci condurrebbe in breve a Cala Goloritzé. Noi pieghiamo decisamente a nord e passiamo alla sinistra di un caratteristico ovile (cuili a pinnetu).  L’ovile di Lattone (quota 548, come molti ovili sardi in Ogliastra è caratterizzato da base circolare in pietra a secco e da tanti pali e rami di Ginepro a fare capanna. Il tutto è sormontato da un caratteristico cappello di forma trapezoidale in rami. La costruzione fa sì che il fumo all’interno del capanno fuoriesca attraverso i rami mentre l’acqua piovana scorrendo sugli stessi si scarichi all’esterno della base.Attenti a non soffermarvi troppo a lungo nei pressi dell’ovile potreste dare passaggi a ospiti non graditi…..pulci! D’ora in avanti cerchiamo sulle rocce qualche sbiadito bollo di vernice rossa che ci aiuti a identificare il percorso. Ci muoviamo tra ginepri, corbezzoli, lentischi e lecci su rocce spigolose e sconnesse. Riprendiamo il cammino verso nord, sempre in salita, guadagniamo la cresta e godiamoci il panorama che spazia quasi a 360°, poi manteniamoci sulla destra della cresta fino a trovare i resti diroccati di vecchie costruzioni di casette dei carbonai. Non è facile trovarle perché si confondono facilmente con l’ambiente circostante. Poco oltre i ruderi, il sentiero ora più evidente prende a scendere e in breve ci conduce alla prima “scala ‘e fustes” letteralmente “scala di bastoni”.  Queste particolari “scale”, furono realizzate con tronchi e rami di ginepro prima dai pastori Sardi poi tenute in uso dai carbonai per consentire di superare salti verticali. Alle volte erano delle scorciatoie di percorsi altrimenti più lunghi e altre ancora , come in questo caso, erano l’unico modo per procedere senza l’utilizzo di attrezzature alpinistiche.Poco oltre un bellissimo arco di roccia, come una finestra naturale, ci permette di affacciarci verso Dorgali. A sinistra di questo un altro difficile passaggio su scala ‘e fustes parzialmente crollata si supera con l’aiuto di una corda. Il sentiero si sviluppa ora su pietraia in forte discesa. In questo tratto sono stati trovati diversi fossili marini (conidi) evidentemente molto comuni nel Giurassico, quando circa 170 milioni di anni fa si andava formando la placca calcarea che caratterizza l’area. Vi raccomando di non uscire dalla traccia del sentiero, considerata la pendenza, se iniziate a scivolare rischiate di non fermarvi e di fare un “salto”! Poco oltre, il sentiero entra nel bosco di Ispuliscidenie costituito da lecci, corbezzoli, viburni e altre essenze e in forte pendenza una mulattiera a tratti dilavata e scavata dalle acque ci porta con ampi tornanti verso il mare. Prima che termini il bosco (circa 70 m di quota) portatevi sulla sinistra del senso marcia e godetevi il panorama su Cala Mariolu. Appena usciti dal bosco dobbiamo affrontare un “passaggio” particolare.Siamo a circa 50 m di quota e il nostro sentierino sterrato, come una piccola cengia, disegna un’ansa di 90° in piano attraversando un canale sterrato che precipita verticalmente su Cala Gabbiano. Bene, questo passaggio di circa 6 m vi consiglio di effettuarlo velocemente. Passo veloce o corsetta. La forza centrifuga vi impedirà di scivolarvi dentro. Subito dopo si arriva sopra la scogliera in corrispondenza dei ruderi di un vecchio forno per la calce. Ancora pochi metri e troviamo il punto in cui scendere alla cala. Si tratta di un salto di circa 5 m verticali con buoni appigli. Meglio superarlo con una corda dotata di nodi ogni 35 cm.Siamo a Cala Mariolu o Ispuliscidenie per i Baunesi (pulci di neve) perché l’arenile è costituito da piccolissimi frammenti levigati di bianco calcare, pulci di neve , appunto. Troviamo posizione e soffermiamoci a guardare da dove siamo discesi…sembra impossibile, è quasi verticale!

Percorso a nuoto di 2 km da Cala Mariolu a Cala Goloritzé (tempo circa 1 ore 15 min.)

La zona in estate è normalmente interessata da una leggera corrente da nord verso sud. In altri periodi dell’anno conviene consultare le mappe relative. Porre particolare attenzione alle condizioni meteo-marine, non esiste alcuna via di fuga tra Cala Mariolu e Cala Goloritzé. Appena doppiata punta Is Pulisci ci appare l’incantevole Cala Gabbiano. Una volta era raggiungibile dalla mulattiera di Ispuliscidenie, poi una una frana ne ha impedito l’accesso e adesso la si raggiunge solo via mare. Si continua a nuotare sotto la falesia di Serra Lattone in un fondale costituito perlopiù da Posidonia Oceanica e piccoli e grandi Massi calcarei staccatisi dalla parete. A dispetto della verticalità della costa, la formazione del fondo appare quasi piatta, banale. Sulla scogliera , invece è un susseguirsi di emozioni, anfratti, grotticelle dove nidificano colombacci e sotto, spacchi dove fa capolino un cerniotto, gruppi di decine di grosse salpe tranquillissime, saraghi e labridi vari ci accompagnano rallegrandoci la vista. Nei circa 2 km di tragitto a nuoto abbiamo sempre avuto a vista il fondo che non ha mai superato la profondità di 13 m.Per verità di cronaca e soprattutto per il mio piacere al racconto vi descrivo un simpatico fatto realmente accaduto in questo tratto di mare. Nuotavamo di buona lena da circa 45 min. quando mi sento chiamare….Sandro! ….Sandro! Riconosco subito la voce di Pietro e dal tono intuisco una richiesta di intervento urgente. Infatti lui 30 m dietro me con voce decisa gridava: “beni, beni innoi” (vieni, vieni qua). Mi precipito, immaginando una difficoltà, magari un crampo, penso. Arrivo e gli chiedo “cosa c’è Pietro, come stai?” E lui con braccio disteso e dito indice puntato “ ingunisi in basciu, accanta a cussa rocca, ci funti chimbanta euro, deu no ci da fazzu a calai, cala tui, pustisi prazzeusu”. Traduco “ laggiù in basso, vicino a quella roccia, ci sono cinquanta euro, io non ce la faccio a scendere, scendi tu, poi dividiamo” (aveva già fatto i conti). Guardo sul fondo, poi guardo lui e ancora ansimando un po’ perplesso gli dico … “sei certo di star bene?”. Ebbene giudicate voi: 12m di profondità, onda di scirocco in scaduta che imprimeva alla posidonia del fondo una ondulazione ritmica coprendo e scoprendo alcune rocce a fianco alle quali ad ogni movimento delle alghe si intravvedeva a intermittenza un pezzetto di carta grande come una carta di credito. Il mio scetticismo non lo ha influenzato neanche un poco e alla sua ostinata insistenza ho “dovuto” assecondarlo. Mi sono riposato un po’, liberato del cordone ombelicale che mi legava al contenitore stagno, pochi atti di iperventilazione e giù. Mentre scendevo mi pregustavo un sonoro vaffanculo che gli avrei urlato una volta risalito in superficie, … ma arrivato a circa 3 m dal pezzetto di carta, il mio cervello ha realizzato: sono soldi! e subito dopo … sono 50 euro! Li ho presi in mano, quasi incredulo e li ho mostrati agli altri girandomi verso l’alto. Mentre risalivo Pietro esultava nello stesso modo di Quando il Cagliari vinse il Campionato con Gigi Riva.  Ma come ha fatto? Stavamo anche nuotando a circa 1,8 km/ora . Ancora oggi me lo chiedo.Continuo il resoconto del tragitto. Siamo quasi arrivati a Cala Goloritzé, sotto l’imponente scogliera alcune spiaggette dall’acqua insolitamente cristallina invitano a una sosta ma l’acqua qui è particolarmente fredda per l’apporto continuo di acqua dolce che dalle cavità interne della montagna tramite sifoni sotterranei si scarica in mare. Ancora poco e si arriva all’ambita cala.

2° tratto a piedi , risalita al Golgo (tempo circa 1 ore 30 min.)

La risalita da Cala Goloritzé al Golgo non presenta alcuna difficoltà se non per il dislivello da superare ( 470 m) . Si cammina su sentiero ben marcato, ammirando a destra e a sinistra alberi di leccio colossali, rocce dalle forme bizzarre e ovili in disuso. Il sentiero passa sotto la famosissima “Guglia di Goloritzé” un monolite verticale alto 143 m di bianco calcare scalato per la prima volta da Manolo e Cogna nei primi anni 80. Oggi è meta dei più forti arrampicatori che si cimentano nella salita dalla “via normale”, considerata una delle più difficili ascensioni d’Italia. La guglia chiamata anche “aguglia” (agugliastra) secondo alcuni storici avrebbe dato il nome alla regione Ogliastra. Dopo circa 1 ora e 20 min si valica e poco dopo si raggiunge il Bar per un giusto e meritato break … che ci crediate o meno è qui che abbiamo bevuto e mangiato i 50 euro trovati in mare.Poco avanti al bar, prima di ritrovare la Via Maore sulla destra possiamo visitare l’ingresso della “voragine del Golgo” che con i suoi 295 m quasi verticali è l’inghiottitoio più profondo della Sardegna. Questa piccola area è interessata da un fenomeno geologico non frequente: quando si è andata formando la grande placca calcarea del Golgo, una inclusione di nero basalto, come una “spalmatura” si è stratificata per una trentina di metri sopra il calcare. Il pianoro basaltico superficiale degradandosi ad opera degli agenti atmosferici, ha reso impermeabile e fertile tutta l’area. Le vasche “As Piscinas” e numerosi rinvenimenti di età nuragica sono la testimonianza della presenza umana in questa area già 3500 anni fa.

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