Che cos’è l’aquatrekking?

Consiste nel nuotare lungo costa con maschera, boccaglio, pinne ed una muta portando con sé uno zaino galleggiante contenente alimenti e materiali variabili in base alla durata del percorso (da vestiti asciutti, cibo, cellulare e soldi fino alla tenda e sacco a pelo in caso di uscite di più giorni). Lo zaino può essere costituito da un semplice contenitore stagno galleggiante (ad esempio una sacca o bidoni stagni) fino ad arrivare ad un piccolo scafo progettato ad hoc. Questo deve potere essere:

  • a) trainato per mezzo di un cordino legato in vita,
  • b) sospinto davanti a sé,
  • c) agevolmente messo in spalla e trasportato come un normale zaino nell’eventuale rientro a piedi.

La fase di rientro a piedi può essere parte integrante del percorso che permette di godersi il sentiero blu anche da terra.

Stavo nuotando nelle limpide acque di San Pietro cercando contemporaneamente di osservare il fondale con la visione deformata dalle lenti di plastica degli occhialini da nuoto quando tutto ad un tratto mi venne un’illuminazione:”…e se costruissi un mezzo da trascinarmi dietro nuotando e che contenga tutto l’occorrente per campeggiare ed essere autosufficiente per qualche giorno? Come se stessi facendo un “trekking acquatico” lungo costa”?

La mia grande passione per il mare mi aveva portato negli anni a prendere il brevetto da subacqueo già a 17 anni, quindi a cimentarmi in qualche impresa in barca a vela per approdare infine al kayak marino: mezzo, a mio avviso, ideale per esplorare le nostre ancor belle coste. Proprio viaggiando con il kayak spesso mi ero rammaricato, passando su stupendi fondali con l’acqua trasparente, di non poterli osservare con la maschera spostandomi contemporaneamente verso la mia meta giornaliera. A questa passione per il mare si aggiungeva poi quella per la montagna e per l’ambiente naturale in generale. Sempre avevo pensato al viaggio come un’esplorazione e viceversa. All’idea del viaggio-esplorazione mi veniva poi automaticamente da associare la modalità con cui andava compiuto: lentamente. La bicicletta, il trekking, il kayak, gli sci da alpinismo o da fondo-escursionismo sono tutti mezzi che permettono di spostarsi dal punto A al punto B ad una velocità “umana” e quindi di interiorizzare i luoghi che si attraversano e di avere più facilmente degli scambi con le persone che si incontrano lungo il percorso. I mezzi “lenti” sono molto più “umani” in quanto più facilmente gestibili dal punto di vista tecnico-cognitivo: la meccanica di una bicicletta è MOLTO più semplice di quella di una moto od una macchina e costituiscono inoltre una “sfida” positiva per il nostro corpo e per la nostra mente. Dà molta più soddisfazione pensare di avere fatto 100 km a piedi in quattro giorni piuttosto che 4000 in macchina in altrettanti giorni.

Le nuotate dei giorni successivi furono impiegate dalla mia mente nella “progettazione” di una zaino galleggiante per il quale si cominciarono a delineare i requisiti base a cui doveva rispondere:

1. Poter essere trainato;

2. poter essere spinto;

3. poterci stare appoggiato sopra e pinneggiare;

4. poter essere messo in spalla come un vero e proprio zaino nei tratti a piedi;

5. avere una capienza sufficiente tale da rendere una persona indipendente (in termini di acqua, cibo e materiale da bivacco) per alcuni giorni (almeno tre).

All’inizio sognai in grande: scafo idrodinamico in vetroresina e fibra di carbonio, poi, dopo tre anni passati a giocarci intorno, dopo avere disegnato a mano ed in CAD vari modelli, nell’estate del 2006 mi sono deciso a costruire un modello molto più semplice che avesse altre due caratteristiche (dettate più che altro da esigenze contingenti): a) di costare relativamente poco e b) che fosse di facile e veloce costruzione (cfr. pagina sulle attrezzature).

Fra tutti i modi di spostarsi con il “motore umano” mi ero appassionato ad uno dei più lenti: un piccolo viaggio (per la nostra concezione moderna) in termini di chilometri si trasforma in un grande viaggio per la mente e per il corpo che una volta tanto possono muoversi a ritmi loro congeniali e godere della scoperta (o riscoperta) della lentezza.

P.S.: lo zaino in fibra di vetro l’ho infine realizzato e lo potete vedere cliccando sul questo link.